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Storia della Biblioteca

La sede

La Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana è stata istituita nel febbraio del 1551 unitamente al Collegio Romano, fondato da S. Ignazio di Loyola. È universalmente nota come grande istituzione culturale di notevole prestigio particolarmente sotto il profilo culturale, teologico, filosofico e letterario. Ha sempre pienamente condiviso la storia dell'Istituzione cui appartiene e di cui è al servizio, l'ha seguita nei suoi molteplici spostamenti causati dalla necessità di trovare spazi funzionali adeguati alle esigenze di un numero di studenti e docenti in costante crescita, di un'offerta formativa in continuo ampliamento per il numero di discipline e specializzazioni coperte.

La sede primitiva è una modesta abitazione, presa in affitto con denaro ricevuto da S. Francesco Borgia, alle falde del Campidoglio, presso la Casa de' signori Aquilani. Il numero crescente di alunni costringe Sant'Ignazio, nel settembre del 1551 a trasportare il Collegio in un'abitazione più ampia, nella casa dei Frangipane (oggi via del Gesù, all'altezza di Via della Pigna).

Nel 1557 il Collegio e la sua Biblioteca si spostano nella casa Salviati, in Piazza dell'Olmo (oggi Piazza del Collegio Romano), all'angolo tra via Lata (oggi Via del Corso) e via della Gatta. Qui rimangono fino al 21 aprile 1560, quando la signora Vittoria della Tolfa marchesa della Valle dona al Collegio il possesso delle case situate nell'attuale area di Piazza del Collegio Romano.

Nel 1584 il Collegio e la sua Biblioteca si trasferiscono nel grande Palazzo che Gregorio XIII fa appositamente costruire da Bartolomeo Ammannati sulla Piazza del Collegio Romano. Qui l'Università Gregoriana rimane fino al 1873, anno in cui la Biblioteca viene incamerata con i suoi 45.000 volumi, i manoscritti e gli archivi nella Biblioteca Vittorio Emanuele II.

La Biblioteca viene con il tempo ricostituita e si sposta con l'Università nella sede del Palazzo Borromeo (via del Seminario) fino al trasferimento successivo, nel 1930, nell'attuale sede in piazza della Pilotta, sede costruita sul terreno dell'ex Caserma dei Dragoni Pontifici, ex giardini di Palazzo Colonna, sui resti dell'antico Tempio di Serapide.

La progettazione di questa costruzione prevede appositi spazi funzionali destinati ad accogliere la Biblioteca e soddisfare le esigenze di conservazione e fruizione del suo patrimonio.

La "nuova" Biblioteca dispone infatti di una sala di lettura molto ampia corredata da un doppio ordine di gallerie formate da un tipo di scaffalatura pratico e razionale; di una torre libraria di 6 piani per il deposito dei libri, dotato di un complesso di scaffalature metalliche capaci di contenere oltre 600.000 volumi.

Al momento dell'inaugurazione della nuova sede di Piazza della Pilotta nel 1930 il patrimonio della Biblioteca ammonta a circa 150.000 libri.

Per avere informazioni sulla situazione attuale delle Risorse di cui attualmente la Biblioteca dispone consultare la Pagina Web Risorse.

Il patrimonio

Non si conoscono con precisione l'ampiezza ed il valore della Biblioteca del Collegio Romano, ma Girolamo Tiraboschi parlando delle Biblioteche del secolo XVI in Italia dice "Quella che aveano i Gesuiti nel loro Collegio Romano, divenne presto una delle più rinomate, per le copiose raccolte che vi si unirono di libri sì stampati che manoscritti, di Marcantonio Mureto, del P. Francesco Torriano, di Giambattista Coccini Decano degli Auditori di Rota, de' Padri Giovanni Lorino, Benedetto Giustiniani, Giacomo Lainez, Pietro Possino, de' Cardinali Bellarmino e Toledo, e poscia ancor di più altri" (G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana", v. VII, I, Roma, 1784; p. 213).

Molte sono infatti le raccolte lasciate da privati ai Gesuiti, e fra queste quella, parziale, del celebre umanista francese Marc'Antonio Muret vissuto a lungo in Italia e quella di Giovanni Battista Coccini, Decano degli Auditori di Rota, lasciata in eredità nel 1640.

Nel corso dei secoli XVII e XVIII la Biblioteca del Collegio Romano aumenta il suo patrimonio librario sia per sempre nuove donazioni di fondi librari sia per lascite di denaro o rendite da parte di benefattori che le vogliono espressamente destinate all'acquisto di nuove opere. Nascono per questo anche alcune controversie fra il Padre Prefetto della Biblioteca e il Padre Procuratore del Collegio riguardo alla possibilità di destinare totalmente tali lascite e rendite al funzionamento della Biblioteca o invece di utilizzarle per il "bene comune" del Collegio.

Una pietra miliare nella storia della Biblioteca del Collegio Romano è proprio rappresentata dalla soluzione data a questa annosa controversia dal Rettore P. Angelo Alamanni, il quale in data 1 aprile 1695 stabilisce che annualmente si assegni alla Biblioteca, a partire dall'anno 1694, la somma di 200 scudi, di cui 175 destinati all'acquisto di nuovi libri e 25 per spese connesse alla rilegatura dei libri, alla stesura e copiatura di indici, a scaffalature per la conservazione del patrimonio librario.

Il Padre Prefetto della Biblioteca è in questo periodo il combattivo Giovanni Battista Tolomei, che sempre continuerà ad amare la "sua" Biblioteca e a "battersi" per i suoi diritti e la sua crescita; più tardi, insignito della porpora cardinalizia, egli non la dimentica e nel testamento che stende il 27 ottobre 1719, sei anni circa prima della sua morte, fa dono della sua raccolta personale di libri alla Biblioteca del Collegio Romano, ponendo però una clausola molto importante: che si mantenga nel Collegio Romano in modo permanente una persona impiegata, diremmo oggi full time, per il servizio e la cura della Biblioteca, un impiegato "compagno e subordinato" al Padre Prefetto, ovvero una persona distinta dalle altre impiegate nel Collegio per lo svolgimento di altre funzioni.

Nel 1748 Papa Benedetto XIV loda la cura con cui tutti i collegi della Compagnia di Gesù, in particolare il Collegio Romano, mantengono le loro biblioteche.

All'interno del Collegio coesistono una Biblioteca Maior curata e mantenuta dal Padre Prefetto e da un suo assistente ed un certo numero di biblioteche minori, in un certo senso le definiremmo oggi "specializzate", utilizzate direttamente dai docenti, studenti e studiosi delle varie discipline, biblioteche da cui è consentito prendere in prestito i libri per la consultazione e lo studio personali, a differenza della Biblioteca Maior, che non concede prestiti di alcun tipo. La Biblioteca Maior era anche chiamata Bibliotheca Secreta anzi era forse questo il temine con cui veniva chiamata la Biblioteca del Collegio Romano, non nel senso di "segreta" ma nel senso di "separata" (e pubblica), distinta da ogni altra biblioteca privata della Compagnia. Al momento della soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, la Bibliotheca Maior possiede circa 80.000 volumi ed ammontano a circa 30.000 unità i volumi posseduti dalle biblioteche minori.

Nel 1824 quando il Collegio viene restituito alla Compagnia il numero complessivo di volumi non ha subito aumenti rilevanti. Le opere riguardano principalmente i settori della Sacra Scrittura, della Teologia, della Storia Ecclesiastica, la letteratura classica greca e latina, la "storia profana", l'arte e l'archeologia, le scienze.

Per avere informazioni sul patrimonio attuale della Biblioteca consultare la pagina Web Patrimonio.

I cataloghi

Esiste un "Catalogo della Biblioteca del Collegio Romano", esattamente della Bibliotheca Maior, redatto intorno alla metà del XVIII secolo, probabilmente sotto la direzione dello storico P. Lazzeri sulla base di un altro catalogo del secolo precedente. Si tratta di un catalogo alfabetico che consiste di 12 volumi in folio, tre rilegati in cuoio con guarnizioni metalliche, nove in pergamena bianca. Contiene circa quarantamila titoli di libri perfettamente descritti, con richiami ed indicazioni miranti a facilitarne l'uso.

Oggi il catalogo è conservato nella Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele, la quale venne formata inizialmente con i volumi del fondo della Bibliotheca Maior del Collegio Romano.

Non si sa se si giunse a redigere anche un catalogo dei libri posseduti dalle biblioteche minori, ma dal documento che attesta la sopracitata controversia fra il Padre Prefetto della Biblioteca e il Padre Procuratore del Collegio Romano emerge l'intenzione di procedere, dopo la realizzazione del catalogo della Bibliotheca Maior, anche alla redazione di un catalogo delle biblioteche "comuni" e alla registrazione di tutti i libri presenti nelle varie stanze del Collegio.

Esiste notizia anche di un altro catalogo, organizzato per materia, in quattro volumi in folio redatto per ordine del P. Tolomei durante il suo rettorato (1698-1701).

Ne parla il P. Pietro Maria Salomoni (1698-1768) nella biografia del Tolomei "...il dar moto alla sola scuola era poco al nostro rettore: ...che la libreria del Collegio, oltre che alle antiche impressioni di vari autori classici, che vi mancavano, fornita fosse e rifatta di quanto allora trovavasi di buon gusto, e di tuti quegli scelti volumi che in qualunche materia e lingua andassero di mano in mano. Ottenne egli pertanto che a quella si fermasse annuale assegnamento, acciocché i professori non avesser che desiderare sì dell'antico che del moderno. E per risparmiare agli stessi la fatica di rintraciar nelle classi particolari gli scrittori in esse eccellenti fe disporre i 4 grossi volumi in folio gli indici sterminati delle materie, che da se nel corso letterario aveva compilati con incessante travaglio".