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Cardinale Augustin Bea

Maria Brutti
 
Scrivere la biografia di Augustin Bea significa scrivere una parte della nostra storia e ripercorrere un’epoca cruciale della Chiesa, animata dal soffio del Concilio Vaticano Secondo. Ricordare, poi, significa sempre attualizzare, in mezzo a noi, colui che ricordiamo”.

Cardinal Augustin Bea

Con queste parole, nel 1986, il cardinale Johannes Willebrands presentava il libro di Stjepan Schmidt, segretario particolare del cardinale Bea, a 18 anni dalla morte. Il titolo del libro: “Agostino Bea. Il cardinale dell’unità” (Roma 1987) intendeva sottolineare come l’unità fosse la sua missione specifica.

E’ lo stesso Bea a dichiararlo, una volta diventato cardinale e poi presidente del Segretariato per l’unità dei cristiani: «Tutta la mia vita è stata – nel disegno di Dio – una preparazione per questa missione; quello che debbo fare oggi non potrei farlo se non fossi passato attraverso tanti impegni ed incarichi» (Schmidt 1987: 8).

 La biografia di Schmidt è tuttora la più completa. Ad essa farò riferimento, nel sottolineare brevemente alcuni aspetti dell’attività e della personalità di Bea, che appaiono più strettamente collegati all’esistenza di un Centro di Studi Giudaici, intitolato al suo nome, all’interno della Pontificia Università Gregoriana.

 La missione di Bea si esplicitò particolarmente nell’attività da lui svolta prima, durante e dopo il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo. Chiamato da Papa Giovanni XXIII ad occuparsi degli aspetti ecumenici nella preparazione del Concilio, egli si impegnò su più piani: con la redazione dei progetti dei testi; la creazione di una fitta rete di relazioni con rappresentanti di confessioni religiose diverse e, infine, con un ampio lavoro di “propaganda” ecumenica. Il numero delle pubblicazioni, conferenze, messaggi e incontri con la stampa, tenuti da Bea, nel periodo pre-conciliare, ma anche durante e dopo il concilio, fino quasi alla sua morte, è impressionante, ancora più se si considera l’età da lui raggiunta in quel periodo (Schmidt 1987: 892-922). Un aspetto particolarissimo di questa attività riguardò il lavoro che avrebbe portato nel 1965 alla Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate, in particolare alla elaborazione del paragrafo nr. 4, che riguardava il rapporto tra la Chiesa e l’Ebraismo. Fu lo stesso papa Giovanni XXIII che, all’indomani dell’incontro con Jules Isaac, gli chiese di occuparsene ed in esso Bea, biblista, esegeta ed insegnante di Antico Testamento per quaranta anni, conoscitore della letteratura ebraica, si impegnò come per una vocazione personale. Vocazione che andò gradatamente maturandosi ed approfondendosi. Il lungo e complesso iter del documento viene descritto dallo stesso Schmidt (1987: 564-613) e ad esso hanno fatto riferimento più volte anche opere più recenti. Ricordo, in questo contesto, il lavoro del prof. Alberto Melloni “Nostra Aetate e la scoperta del sacramento dell’alterità”, contenuto nel volume curato dal Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici e pubblicato dalla Editrice Pontificia Università Gregoriana nel 2005, dal titolo “Chiesa ed Ebraismo oggi. Percorsi fatti, questioni aperte”: 153-179.

 L’opera instancabile, infaticabile del card. Bea, la sua attività di mediazione sono elementi unanimamente rilevati. Ma vorrei riflettere soprattutto sulle motivazioni che lo spinsero a tutto questo, sulla sua “vocazione personale”.

 In un discorso rivolto alle suore di Sion, ricordando la loro “vocazione speciale”, Bea sottolineava come la questione delle relazioni con gli ebrei fosse a lui particolarmente “familiare ed anche cara”. Nel tratteggiare poi le linee portanti di tale vocazione, si richiamava alla sua stessa esperienza personale, fondata sullo studio, sulla vita spirituale, sull’attività apostolica (A. Bea, Discorso al Capitolo generale della Congregazione di N.S. di Sion 1964 <www.sidic.org>). Esortava perciò le suore allo studio dell’Antico Testamento, alla lettura continua e meditativa, ma le esortava anche a conoscere la storia del popolo ebraico successiva alla venuta di Cristo, a conoscere l’atteggiamento della chiesa e dei papi verso gli ebrei (Discorso: 3).

 Lo studio e la ricerca biblica alimentarono tutta la vita di Agostino Bea. Ma essi divennero, in occasione del lavoro ecumenico a cui in tarda età venne chiamato, impegno sacro, completa dedizione. Dedizione che lo portò, da un lato, a spingersi su strade che chiedevano alla Chiesa un profondo rinnovamento, ma dall’altro a conservare intatta la sua fedeltà alla Chiesa stessa. Questa apparente contraddizione di due atteggiamenti, che lo fecero definire attraverso la formula paradossale di “riformatore conservatore” (Schmidt: 856) si risolveva in unità nella sua personalità “carismatica”.

 Nella adesione di Bea alla fedeltà della Chiesa, si è vista l’adesione alla spiritualità della Compagnia di Gesù a cui egli apparteneva; a quel principio ignaziano secondo il quale l’uomo è strumento, vivo, intelligente e libero, nelle mani di Dio. Più concretamente, Bea affermava di sentirsi nelle mani di Cristo e quindi anche della Chiesa, in cui Cristo stesso vive e opera (Schmidt: 883).

 Alcune indicazioni di Bea costituiscono tuttora il fondamento dei rapporti tra Chiesa ed Ebraismo. E’ particolarmente significativo, a questo proposito, il modo con il quale egli concepiva il dialogo: “E’ necessario collaborare con le iniziative che tendono a migliorare i rapporti tra ebrei e cristiani, collaborare con gli ebrei stessi, in tutta fraternità, per affermare i valori religiosi e morali (…) Parlare con gli ebrei anche di questioni religiose. Ma, lo dico esplicitamente, a condizione di avere una conoscenza teologica sufficiente (…) Non si deve mai fare del falso irenismo, cioè attenuare la verità, ma si deve professare la verità com’essa è, con prudenza, nel rispetto assoluto delle coscienze… (Discorso: 7)

 E’ stato detto che nel volto del cardinale anche i lontani scoprivano il volto della Chiesa Cattolica. Un volto che Bea presentava nei tratti più simpatici e avvincenti (Schmidt: 853).

E’ a questo volto che intende riferirsi il Centro “Cardinal Bea” per gli Studi Giudaici, della Pontificia Università Gregoriana.

Date significative nella vita del Cardinale Bea
28 Maggio 1881  - Nasce a Riedboehringen, Baden, Germania
1912  - Ordinato sacerdote nella Compagnia di Gesù
1917-1921  - Professore di Scrittura Sacra a Valkenburg, Olanda
1924-1928  - Professore di Teologia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana
1924-1959  - Professore al Pontificio Istituto Biblico
1930-1949  - Rettore del Pontificio Istituto Biblico
1959  - Nominato Cardinale (14 Dicembre)
1960-1968  - Presidente del Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

Muore il 16 novembre 1968 a Roma