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Discorso completo del Rettore 

 

Anni precedenti

 

La Gregoriana

Inaugurazione dell'Anno Accademico 2010-2011

Inagurazione Anno Accademico 2010-2011

Inagurazione Anno Accademico 2010-2011

 

L'11 ottobre è stato inaugurato nella Chiesa di Sant'Ignazio a Roma l'Anno Accademico 2010-2011 che cade nella ricorrenza del 460° anno dalla Fondazione del Collegio Romano, di cui la Pontificia Università Gregoriana è unica e diretta erede e continuatrice.

Missione, ambizione e formazione sono i temi su cui si è maggiormente soffermato il nuovo Rettore, François-Xavier Dumortier SJ, nel suo intervento di inaugurazione dell'Anno Accademico.

 

Per approfondire:

Messa di affidamento alla Spirito Santo per il nuovo Anno Accademico, Periodico La Gregoriana

Inaugurazione del 460° Anno Accademico dalla Fondazione del Collegio Romano Periodico La Gregoriana

Inagurazione Anno Accademico 2010-2011

La missione dell'Università Gregoriana

 

Un'università non è un'isola: è un'istituzione fragile. Guardando la facciata di Piazza della Pilotta non si direbbe, ma se si entra dentro, già dal quadriportico, si scopre «una realtà umana che ha bisogno del sostegno di molti» perché necessita di una «rete di amici che sono stati e rimangono vicini alla sua missione».

Non si può poi pensare il presente né immaginare il futuro della Pontificia Università Gregoriana senza avere «una memoria viva della tradizione che abbiamo ereditato e che desideriamo con tutto il nostro essere poter proseguire». È la fedeltà a queste radici, all'intuizione ed alla visione di Ignazio di Loyola che ci dà e ci darà la forza di essere il Collegio Romano del terzo millennio e cioè di poter rispondere alle sfide del mondo contemporaneo per la Chiesa e nella Chiesa».

La «nostra missione» è quella di non dissociare cuore e intelligenza, fede e ragione, desiderio di Dio e volontà di conoscere di più e meglio l'uomo e la sua storia. «La nostra missione parte da Cristo per condurre a Cristo».

Inagurazione Anno Accademico 2010-2011

L'ambizione dell'Università Gregoriana

 

Ogni anno accademico è un nuovo inizio, ma è anche il momento in cui si riafferma la nostra ambizione a «servire, servire Cristo e servire la Chiesa, servire l'uomo e il mondo di oggi in questo campo particolare, ma decisivo, che è quello del lavoro intellettuale e della cultura».

La Gregoriana deve restare quello che era il Collegio Romano come «Università delle nazioni». Ma il senso dell'universalità non deve limitarsi alle definizioni geografiche: si tratta piuttosto di individuare quelle «frontiere» che attraversano le nostre culture e le nostre società e talvolta noi stessi. È a tali «frontiere» che siamo chiamati a «rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15).

La Gregoriana deve dunque inserirsi in questa grande tradizione cattolica che consiste nel vivere una relazione forte con l'intelligenza e la cultura viva del suo tempo.

Ed è così che, come Università cattolica, «potremo contribuire a proporre una visione religiosa della realtà come qualcosa di essenziale al mondo che è il nostro, nella sua diversità e con le attese umane e la sete spirituale che sono le sue».

Inagurazione Anno Accademico 2010-2011

La formazione

 

La formazione non dipende soltanto dalla qualità dei docenti, ma in primo luogo e soprattutto da ciò che anima e motiva ciascuno: ogni studente deve essere il primo responsabile della sua formazione.

Da parte sua la Gregoriana vuole formare degli «uomini e delle donne che siano dei testimoni e dei servitori, quei testimoni e quei servitori di cui il Signore, la Chiesa e gli uomini hanno bisogno perché il Vangelo sia sorgente di vita per tutti».

Da più parti si avverte la necessità di uomini e di donne che vivano la loro fede come un impegno e come una speranza in società di per sé incerte, pervase dal dubbio e dalla paura o che non sanno quale possa o debba essere il loro avvenire.

«Noi abbiamo bisogno di uomini e di donne che abbiano la passione di conoscere e di capire: non dobbiamo temere l'intelligenza nella misura in cui essa cerca la sua giustezza in quella umiltà che porta ad andare sempre più lontano».