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L'esperienza religiosa cristiana del vedere e dell'udire, n. 49 Per consultare il file LaGreg49_web-16-arte-contemporanea_v2.pdf

 ABSTRACT

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Coordinamento scientifico:

Y. Dohna Schlobitten

G. Monari

A. Dall'Asta SJ

N. Gonçalves SJ

Come raggiungere la Pontificia Università Gregoriana

Per informazioni:

Segreteria della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa

tel 06 6701 5107

email: segsbc@unigre.it

www.unigre.it/Storia

L'esperienza religiosa cristiana del vedere e dell'udire: per un'arte contemporanea

Convegno Internazionale

Roma, 17-18 marzo 2015

Vetrate della Cattedrale di Colonia (Gerhard Richter, 2007)

Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù. [...]

È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l'uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo "linguaggio parabolico".

Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, n° 167

Presentazione

In che modo le arti accolgono e possono accogliere oggi l'auspicio della Evangelii gaudium per la promozione delle arti nell'opera evangelizzatrice, in continuità con il passato ma anche nella molteplicità del presente, per trovare nuovi segni, nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, senza quindi oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza? Come le arti si dispongono nell'oggi affinché i fedeli e tutti gli uomini possano, necessariamente attraverso l'insieme dei sensi, fare esperienza religiosa vera e autentica della Parola di Dio calata nel quotidiano? Se si interrogano la teologia o la filosofia sulla verità dell'arte, si ha l'impressione che ci si sia fermati ad esiti piuttosto generici, che difficilmente possono essere di supporto agli artisti. Ci sembra dunque importante indagare le possibilità di una teologia dell'immagine - insieme a quella che potrebbe essere una teologia del suono - e una teologia estetica chiedendosi in primo luogo su quale 'piano', in che 'termini' e con quali 'strumenti' si può e sia bene ricercare la risposta alla domanda «quando l'immagine o la realizzazione musicale sono significanti, belli e veri per un'esperienza di fede cristiana nell'oggi»?

Come le arti si dispongono a «trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola» e per far risplendere «il legame inseparabile tra bellezza, verità e bontà», come si dispongono a farsi veicolo del Vangelo o a farsi esse stesse Vangelo, a farsi relazione e mediazione tra Dio e uomo, tra infinito e finito?

Come le arti possono oggi partecipare dello spirito della liturgia - capaci perciò di restituire un'esperienza estetica che si mostri come il corpo dell'esperienza di fede - e, insieme, partecipare dell'azione evangelizzatrice - capaci quindi di sollecitare in senso cristiano le diverse sensibilità del presente dialogando tra l'altro con le estetiche dell'autenticità e con le aperture delle ermeneutiche della verità - ma anche di maturare quelle sensibilità sociali cristiane (e non) che alimentano paradossali, e qualche volta caricaturali, mitologie del religioso?

La domanda è quindi come le arti si dispongono nell'oggi affinché i fedeli e tutti gli uomini possano, necessariamente attraverso l'insieme dei sensi (vista, udito etc.), fare esperienza religiosa vera e autentica - in sentimenti e comportamenti, e in spirito, idee, simboli e istituzioni, rispettando dunque le tre relazioni fondamentali d'alterità che edificano l'uomo, verso l'Altro, gli altri e se stessi - della Parola di Dio calata nel quotidiano, di una 'narrazione biblica' tradotta nel suo senso più profondo, del senso più profondo della Parola incarnata.

Rispondere a tale 'domanda', rivolta 'alle arti' non è cosa da poco. Per questo occorre bene 'cercare di capire', facendo riferimento anche a tutto quel che offrono la teologia, la filosofia, l'antropologia, la liturgia. È vero però che, se si interroga la teologia sembra praticamente assente una riflessione che supporti gli artisti o, almeno, sembra di potere tradurre in ambito teologico quello che si dice della filosofia ermeneutica, che «la riscoperta ermeneutica della verità dell'arte si sia, per ora, fermata ad esiti piuttosto generici» (Vattimo).

In che misura quindi e fino a che punto la teologia, la filosofia e la riflessione 'teorica' in senso più ampio, insieme alla liturgia, possono intervenire a sostegno dell'arte e dell'artista? Riprendendo la domanda iniziale (all'arte), alla teologia, alla filosofia, all'antropologia si dovrà chiedere prima di tutto su quale 'piano', in che 'termini' e con quali 'strumenti' si può e sia bene ricercare la risposta alla domanda «quando l'immagine o la realizzazione musicale sono significanti, belli e veri per un'esperienza di fede cristiana nell'oggi»?

Articolazione del Convegno

Il convegno prevede due giornate di lavori. Nella prima giornata si chiederà a teologia, filosofia, antropologia di elaborare la domanda su quali siano il piano e i termini in cui si possono riferire bontà, bellezza e verità alle arti rivolte all'esperienza di fede oggi. Una seconda giornata si dividerà invece tra una prima parte dedicata a specifiche posizioni di teoria e critica dell'arte a fronte di esperienze concrete nei campi delle arti figurative e della musica, ed una seconda parte dedicata ad una tavola rotonda in cui porre direttamente in dialogo le componenti teologiche e filosofiche e quelle teorico-critiche nonché quelle rappresentate dagli stessi artisti.

Un segno concreto in senso artistico sarà proposto alla fine della prima giornata di lavoro.