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Storia

 

  La Biblioteca del Collegio Romano

 

Il primo nucleo librario della Biblioteca fu costituito nel febbraio del 1551, unitamente a quello che poi sarà chiamato Collegio Romano. Dopo vari spostamenti di sede dovuti all’afflusso sempre crescente di alunni, papa Gregorio XIII concesse ai Gesuiti nel 1581 un appannaggio di 6.000 scudi per la costruzione di una nuova sede; il Papa fu detto “Fondatore e Protettore” del Collegio e, in seguito, l’Università pontificia emanazione diretta del Collegio Romano sarà chiamata Gregoriana in suo onore. Il valore della Biblioteca si riflette nel catalogo generale della Bibliotheca Maior, costituito da 12 volumi in folio per un totale di circa 40.000 voci, redatto alla metà del secolo XVIII e, a quanto pare, basato su un catalogo del secolo precedente e sugli inventari dei fondi specializzati redatti a partire dalla seconda metà del Seicento. La Bibliotheca Maior era detta pure “Libreria secreta”, nel senso di separata, per distinguerla dalle raccolte private dei Padri e dalle biblioteche minori ad uso specifico di docenti e studenti; era accessibile solo ai professori e ai superiori residenti nel collegio a cui veniva concesso il prestito dei volumi. 

 

In seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, il Collegio Romano fu affidato alla custodia del clero secolare romano. Il papa Leone XII, con il Breve Cum multa del 17 maggio 1824, riconsegnò ai Gesuiti il Collegio Romano. La Soppressione non deve aver avuto forti ricadute sulla Biblioteca: pare che essa sia rimasta sostanzialmente inalterata visto che Gaetano Moroni, nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, così la descriveva nel 1842: «I volumi della Biblioteca si fanno ascendere a ottantamila: la sala di essa è vasta, ed ha la forma di una croce latina, oltre di che da un lato sonovi aggiunte cinque stanze non piccole. Sono da osservarsi fra tante opere quelle, che riguardano la sagra Scrittura, la teologia, la storia ecclesiastica, la letteratura classica greca e latina, la storia profana e l’archeologia. Nella parte superiore delle scansie di polita noce e ben ornate, si veggono i ritratti a olio di molti illustri gesuiti, e di faccia alla porta d’ingresso in un gran quadro Gherardo delle Notti dipinse l’ultima cena di Gesù Cristo cogli apostoli. Dentro al Collegio sonovi pure altre quattro minori librerie per uso delle quattro classi di persone che attendono all’insegnamento ed allo studio, e possono dalle medesime prendere i libri occorrenti, per valersene al bisogno. I volumi in esse contenuti, in una quelli d’uso particolare de’ gesuiti, ammontano a trentamila» (Venezia, Tipografia emiliana, 1840-1879, v. 13, p. 200-201). 

 

Nel 1873, tre anni dopo l’annessione di Roma al neonato Regno d’Italia, il Collegio Romano dovette lasciare definitivamente la sua sede storica e trasferirsi nel Palazzo Borromeo in Via del Seminario. Dalla sua Biblioteca avrà origine il primo e più importante nucleo di quella che sarà la Biblioteca nazionale centrale di Roma. Papa Pio IX, con rescritto del 4 dicembre 1873, permise al Collegio Romano di assumere il titolo di Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano e conferì al Rettore il diritto di sottoscriversi “Rettore della Pontificia Università Gregoriana”.

 

 

 

  La Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana

 

La Bibliotheca Maior è rimasta a far parte della Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II che ne conserva pure l’antico catalogo; la Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana può considerarsi, dunque, il risultato di una faticosa ricostituzione. Al momento dell’inaugurazione della nuova sede in Piazza della Pilotta, il patrimonio della Biblioteca ammonta a circa 150.000 volumi e una dettagliata relazione per l’anno 1934-1935 ci restituisce uno spaccato dei luoghi, delle attività e dei servizi proprio all’alba della nuova era: «Nel luglio 1934 la Biblioteca disponeva di un’unica sala di consultazione che conteneva 48 posti. […] sorse la preoccupazione di fare in modo che circa 200 studenti potessero frequentare la Biblioteca. Per poter convenientemente risolvere un tale problema fu necessario trasportare le riviste e lo schedario, che prima si trovavano nella sala di consultazione, in una saletta ad essa adiacente […]. […] Tali innovazioni fecero sì che la sala si rendesse capace di accogliere 80 persone. 

 

Tale sala, per il copioso materiale di consultazione (circa 35.000 volumi) fu destinata per gli studenti laureandi. Per gli altri si ottenne un’altra sala capace di 90 posti, la quale fu dotata di libri tolti dal magazzino. […] 

Per disciplinare il servizio di controllo all’ingresso della Biblioteca si istituì il funzionamento di una guardaroba, di modo che all’impiegato, destinato ad essa, venga presentata per l’accertamento la tessera d’ammissione alla Biblioteca. 

 

Con un tale sistema è possibile constatare nel modo più preciso la frequenza degli studiosi» (APUG, Fondo Rettorato Antico, cart. 50, Relazione sulla Biblioteca durante l’anno 1934-1935). Così la descriveva nel 1937 Fernanda Ascarelli in Biblioteche e istituti stranieri in Roma: «Come ambienti l’attuale Biblioteca è veramente grandiosa: posta al primo piano del vasto edificio, essa comprende una sala di consultazione e di lettura con annesse salette per i professori e per il bibliotecario, ed ha attiguo un edificio a sei piani costruito espressamente per servire da magazzino librario per previsti 500.000 volumi. 

 

Scaffalature, solai e scale sono in ferro e rispondenti alla più moderne esigenze. La consistenza è di circa 200.000 volumi tutti acquistati, nella sala di consultazione vi sono circa 40.000 volumi disposti per materie: filosofia, teologia, storia sacra e profana, diritto, ecc., e ogni materia divisa per paesi. […]. Ci sono circa 70 incunaboli. La Biblioteca non conserva manoscritti; alcuni se ne trovano nell’archivio. Riceve numerose riviste, circa 400, per scambio o per acquisto. […] La Biblioteca è aperta al pubblico, ma è necessario munirsi di una tessera rilasciata dal direttore della Biblioteca» (in Guida storica e bibliografica degli archivi e delle biblioteche d’Italia, Roma, Libreria dello Stato, 1937, p. 22). 

 

La Biblioteca è universalmente nota come istituzione culturale di notevole prestigio particolarmente sotto il profilo teologico, filosofico e letterario. Dal punto di vista organizzativo e gestionale, la Biblioteca dipende direttamente dal Rettore, è una struttura centralizzata e gestisce tutto il patrimonio documentale attinente i settori disciplinari coperti dall’Università; essa è direttamente coinvolta nei processi e nelle attività che riguardano l’insegnamento, l’apprendimento e l’indagine scientifica.