Imparare a interrogarsi sui fondamenti dell'etica

I 4 convegni internazionali del 2022

Condividi:
RENÉ MARIO MICALLEF, S.I. | Facoltà di Teologia

di RENÉ MARIO MICALLEF, S.I.

Facoltà di Teologia

Nel 2022 si sono svolti 4 convegni internazionali che hanno

fatto dialogare la teologia morale con le scienze sociali:

sulla famiglia, sulle forme di schiavitù moderne, su crisi ecologica

e dialogo tra discipline, sull’educazione di rifugiati

e migranti. Questi dibattiti molto concreti ci fanno tornare

ad affrontare le questioni centrali dell’etica in maniera profonda,

senza fermarsi a soluzioni di superficie.

L’11 maggio 2022 ero in autoisolamento a causa del Covid-19 e, seduto a guardare l’edificio di fronte alla mia finestra, dove si trova l’Aula Magna, pensavo a ciò che mi stavo perdendo. Quella mattina veniva inaugurato il convegno internazionale in occasione dell’Anno Amoris Laetitia. Avevo un gran desiderio di parteciparvi e incontrare i relatori di persona, molti dei quali sono cari amici provenienti da tutto il mondo, studiosi di etica teologica come me.

In seguito ho avuto una lunga conversazione con P. Miguel Yañez S.I., un collega del Dipartimento che ha investito molte energie nell’organizzazione di questo convegno. Mi sono subito reso conto che il punto focale dell’evento verteva sulle questioni morali fondamentali. Pur prendendo spunto dai dibattiti sull’etica familiare suscitati sulla scia dell’esortazione apostolica di papa Francesco, il convegno aveva proseguito la riflessione investigando i fondamenti del pensiero etico cristiano: l’uso delle fonti del ragionamento morale, l’inter- e la transdisciplinarità, l’antropologia che sostiene la nostra etica, le questioni della libertà e dell’obbligo, di legge e coscienza, di natura e grazia, del rapporto con le norme e la giurisprudenza (incluso il diritto canonico) e con la teologia dei sacramenti, e così via.

 

Dai casi particolari alle questioni di etica "fondazionale"

Imparare a interrogarsi sui fondamenti dell’etica è tipico della tradizione del nostro Dipartimento. Fedeli alla tradizione gesuita e alle indicazioni del concilio Vaticano II circa il rinnovamento della teologia morale, ci piace impegnarci nella realtà concreta di un particolare aspetto della vita (etica “applicata” o “problematica”), non per fornire risposte veloci, meccaniche o stereotipate, quanto piuttosto come opportunità per andare in profondità e toccare questioni di etica “fondazionale”.

Alcuni eticisti sono tentati da un approccio superficiale e pessimista quando si trovano di fronte a una questione di attualità complessa. Presumono semplicemente che le esigenze del dovere siano chiare, e che i nostri fratelli siano egoisti o ignoranti, e stiano cercando scuse per non compiere il proprio dovere. Secondo questa analisi, il problema è solamente comportamentale e richiede una soluzione “pastorale” (come fare per convincere le persone nelle nostre parrocchie a fare ciò che è “giusto”, in una mera ottica di dovere prestabilito).

Alla Gregoriana non ci fidiamo di nessun approccio che eviti di andare in profondità e corra il rischio di occuparsi solo dei sintomi: ci chiediamo in maniera sistematica se un problema persistente nella pratica “pastorale” possa giustificare un’indagine che tocchi i fondamenti dell’etica. A volte lo Spirito ci parla attraverso la storia quando ci sono tensioni tra l’analisi tradizionale di alcune questioni morali e il comportamento odierno delle persone oneste. Per rimanere aperti a quella voce dello Spirito, abbiamo bisogno di immergerci più a fondo nelle fonti di quella tensione e ricollegare i dibattiti concreti alle questioni centrali dell’etica.

 

Le forme di schiavitù moderne: un esempio di peccato sociale strutturato

Anche se non ho partecipato personalmente all’organizzazione del convegno su Amoris Laetitia, ricorderò il 2022 come l’anno in cui sono stato coinvolto in maniera molto attiva nell’organizzazione di altri tre convegni internazionali che toccano questioni etiche (e umane) complesse, concrete e urgenti, con lo stesso tipo di logica che ho descritto sopra. In tutti e tre i casi, ho collaborato a stretto contatto con i colleghi della Facoltà di Scienze Sociali, come faccio spesso quando la Facoltà si occupa di questioni riguardanti le migrazioni e l’ecologia, anche se, alla fine, sono un teologo di morale fondamentale.

Il primo convegno riguardava le forme contemporanee di schiavitù (sfruttamento del lavoro e sessuale). Sembrerebbe chiaro il compito delle persone coinvolte: la schiavitù è un male, e quindi gli sfruttatori dovrebbero cessare la loro attività oppressiva e gli oppressi dovrebbero combattere per la loro liberazione. Quando approfondiamo le questioni, scopriamo però che questa pratica continua perché molte brave persone cooperano con questo male strutturato – consapevolmente o meno – perché non dispongono di reali alternative, perché non ricevono un sostegno sufficiente dalle chiese o dai movimenti della società civile che li metta in condizione di resistere e dare slancio al cambiamento. Alcune buone iniziative, incluse quelle lanciate da organizzazioni religiose, sono già in atto, da qui il titolo dell’evento: “Sradicare la schiavitù moderna. Quale ruolo per le religioni?” Tuttavia, oltre agli aspetti più pratici della sensibilizzazione e dell’organizzazione dei movimenti sociali trasformativi, il teologo morale vede in questa questione un chiaro esempio di peccato sociale strutturato e solleva diversi interrogativi: fino a che punto la falsa ignoranza e la mancanza di resistenza di fronte al male sono moralmente colpevoli? L’etica della virtù può offrire soluzioni, oppure porta a un comunitarismo divisivo?

Il convegno è stato organizzato insieme a Walk Free (Minderoo Foundation) e ha avuto luogo il 25 e 26 febbraio nell’Aula Magna. I relatori includevano il Card. Francesco Montenegro Arcivescovo emerito di Palermo), Tomova Obokata (Inviato Speciale dell’ONU sulle Forme Contemporanee di Schiavitù), David Hollenbach S.I. (Georgetown University), Sr. Monica Chikwe (Slaves No More), Marco Omizzolo (EURISPES / Sapienza Università di Roma), Sheikh Armiyao Shaibu (Portavoce dell’Imam Capo del Ghana), Cristina Molfetta (Fondazione Migrantes - Conferenza Episcopale Italiana) e Jean-René Bilongo, rappresentante sindacale FLAI -CGIL.

 

La crisi ecologica come opportunità di dialogo e di fiducia tra discipline 

Il secondo evento era incentrato sull’ecologia integrale, ispirato dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, e, di nuovo, non è stato pensato per criticare semplicemente i comportamenti individuali che danneggiano l’ambiente, ma piuttosto per formulare una domanda più profonda: come possono le diverse discipline (scienze naturali, scienze sociali, human sciences) usare la crisi ecologica come un’opportunità per uscire con rispetto e intelligenza dalle rispettive campane di vetro, e coinvolgersi reciprocamente in modo serio ed efficace? Se i climatologi cercano di influenzare i politici senza ascoltare gli economisti e i sociologi, ignorando filosofi, teologi e artisti... se gli esperti che cercano di proteggere gli ecosistemi non hanno fiducia in coloro che tentano di proteggere i diritti dei poveri che abitano la terra... non sorprende vedere molte persone dubitare di tali esperti e adottare atteggiamenti scettici per evitare scelte difficili.

La nozione centrale qui è quella di andare oltre gli approcci “interdisciplinari” superficiali, verso qualcosa di più profondo, da cui il titolo: “Transitioning to Integral Ecology? Transdisciplinary Approaches for the Grounding and Implementation of a Holistic Worldview”. L’evento, organizzato con l’Università Cattolica di Eichstätt-Ingolstadt, l’Università di Passau, e la Federazione degli Scienziati Tedeschi, ha avuto luogo nell’Aula Magna dal 6 all’8 giugno, ed ha visto la partecipazione di 40 relatori provenienti dai cinque continenti, e l’attiva collaborazione di altre quattro università e tre istituti di ricerca. I discorsi principali sono stati tenuti da Hartmut Graβl (Organizzazione Metereologica Mondiale – OMM), Ottmar Edenhofer (Potsdam Institute for Climate Impact Research) e Michael Schuck (Loyola University Chicago).

 

L’educazione dei migranti e dei rifugiati, con attenzione speciale per l’Ucraina

L’evento finale organizzato dal Refugee and Migrant Education Network (RMEN), di cui la Gregoriana è un membro attivo, si è tenuto dal 26 al 28 settembre, e si è concentrato sull’educazione dei migranti e dei rifugiati. Nel 2022 la questione ha guadagnato visibilità sui media a causa dell’invasione dell’Ucraina, ma è una preoccupazione che l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) ha sin dalla sua fondazione, ed è un elemento chiave per il lavoro del Jesuit Refugee Service (JRS) tra i migranti forzati. Questo è il motivo per cui abbiamo invitato Filippo Grandi (Alto Commissario ONU per i Rifugiati) e Tom Smolich S.I. (Direttore di JRS International) a tenere i discorsi principali, mentre Inna Sovsun (Parlamentare Ucraina ed ex Vice Ministro dell’Educazione e della Scienza) e altri esperti provenienti dall’Ucraina e dalla Polonia hanno partecipare ad una delle tavole rotonde.

Il titolo, “Initiatives in Refugee and Migrant Education”, mostra il desiderio di riunire i membri del RMEN – sia gli istituti di istruzione superiore sia le ONG coinvolte nell’educazione dei migranti vulnerabili – per condividere le best practices e collaborare a progetti nuovi o già esistenti. Pertanto, gran parte del convegno è stato organizzato attorno a una grande varietà di workshop e gruppi di lavoro. Il programma è stato ideato da un gruppo di colleghi di varie università statunitensi, tra cui Marco Tavanti dell’Università di San Francisco e Tina Facca-Miess dell’Università John Carroll (entrambe istituzioni gesuite), e dai professionisti del JRS e di Pangea Educational Development sotto la leadership di Anthony Cernera (ex presidente della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche).

Certamente, le questioni che riguardano la cura dei migranti vulnerabili e dell’ambiente mi interessano in quanto eticista sociale, ma anche come teologo di morale fondamentale. Quest’anno ho scritto un libro sull’uso della Scrittura nell’etica cristiana, basato su un corso che insegno, ed ho usato la questione dello straniero nella Bibbia per illustrarne la teoria. Ho anche tenuto un corso sull’etica delle politiche sull’immigrazione, che mostra l’uso dei dati delle scienze sociali nella teologia morale e approfondisce un dibattito sull’uso di un’etica del dovere e/o un approccio di etica della virtù per promuovere ospitalità e fratellanza (come ci chiede papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti). In questo modo, i convegni che organizziamo alla Gregoriana forniscono preziosi stimoli per il nostro insegnamento e la nostra ricerca.